"Comprendere è impossibile ma conoscere è necessario!"

Aggiornamento: gen 27


Ricordare non è una cosa facile.


È difficilissimo fare memoria di qualcosa, troppo spesso il presente ci rapisce fra le mille cose da fare, i problemi quotidiani e i nostri pensieri.

Ma il 27 gennaio è un obbligo ricordare.

Questa giornata viene a richiamarci dall’assenza che ci provoca il presente.

In questo anno è particolarmente difficile fare memoria perché questo presente è così ingombrante che rischia di isolarci da tutto il resto.


Sono mesi che parliamo solo di contagi, indici RT, vaccini e virologi: è giusto, anzi è doveroso, ma non possiamo lasciarci relegare in questo mondo, nella condanna all’oggi sterile, privo di un ieri e di un domani.


È per questo motivo che oggi scrivo.


Voglio ricordare.


Non voglio ricordare numeri, pagine di storia o origini di guerre, voglio ricordare un’esperienza, la mia.

Per condividerla e far sì che non resti imprigionata nel mio passato ma possa restare viva fra queste righe e nel mio racconto, per fare ciò che altri hanno fatto con me, dando seguito a quella tradizione orale che è la più preziosa essenza della storia dell’umanità


Un anno fa partivo per Auschwitz, un viaggio importante per il quale non si è mai pronti.

Sono stati giorni pieni di parole ma anche pieni di silenzi.

Visitare i campi di concentramento è un’esperienza struggente, è ancora più assurdo andare lì con dei testimoni, persone che indicando una baracca ti dicono “lì è dove dormivo io” oppure “lì ho visto uccidere una donna ed io non ho fatto nulla”, vedere le loro lacrime, sentire il racconto del loro viaggio, delle crudeltà subite e viste, delle loro vite e di come quelle persone hanno continuato a combattere per la vita mentre tutto li portava verso la morte.


Noi eravamo una fiumana di ragazze e ragazzi, marciavamo attoniti in quei luoghi dove il tempo si era fermato in una delle ore più buie della storia, ci accompagnavano Tatiana Bucci e Oleg Mandic, due testimoni della shoah con storie diverse, che con coraggio hanno deciso di condividere la loro esperienza per farla vivere in ognuno di noi e per far sì che tutte le morti in cui furono immersi, non si perdano nell’oscurità della storia.


Non voglio raccontare l’itinerario, non voglio scrivere una guida turistica. Vorrei riuscire a trasmettere quelle terribili sensazioni, quell’enorme senso di smarrimento che provoca vedere quei luoghi di morte, quelle fabbriche di crudeltà.

Dinanzi ad una massa informe di capelli tolti ai cadaveri per fabbricare divise, entrando nell’oscurità di una camera a gas, vedendo gli effetti personali strappati a persone comuni insieme alla loro vita ciò che mi sono chiesto è “perché?”. Una domanda banale ma profonda. Il secondo quesito è stato “io cosa avrei fatto?” “Cosa sarei stato io? Un collaborazionista? Un omertoso? Avrei condannato la follia nazista? La mostruosità umana?”.


Purtroppo, non posso darmi una risposta a questa domanda e questo mi getta in un profondo oblio. La verità è che nessuno può ritenersi innocente, nessuno può lavarsene le mani. Ognuno di noi deve visitare questi luoghi, deve vivere questa esperienza per comprendere di cosa è capace l’umanità.


Camminavamo nei luoghi che hanno visto la morte di tutti gli oppressi, il realizzarsi delle più grandi ingiustizie. Omosessuali, disabili, ebrei, comunisti, oppositori politici, Rom e Sinti tutti gli “scartati” della società furono polverizzati lì come roba da buttare.

Nel nostro gruppo di viaggio erano presenti comunità Rom e Sinti e con noi vi era un Rabbino, vederli lì mi ha colpito profondamente. Non ho resistito dall’avvicinarmi al Rabbino. Abbiamo camminato insieme per quei sentieri, calpestando quel terreno ti rendi conto che i tuoi piedi si posano ancora sulla polvere di donne e uomini incenerite, abbiamo avuto una lunga conversazione, intima e profonda.


Parlando mi ha raccontato della prima visita del Rabbino di Londra ad Auschwitz, al quale chiesero: “dov’era Dio mentre accadeva tutto questo?” Egli rispose: “Perché mi chiedete dov’era Dio, la vera domanda è dov’era l’uomo…”

Questa domanda mi ha segnato. Dov’era l’uomo e dov’è adesso?


Non posso dire cosa avrei fatto a quel tempo ma posso dire cosa possiamo fare oggi. Oggi non possiamo guardare dall’altra parte, davanti alla sofferenza all’emarginazione, ai morti in mare, ai lager libici, ai prigionieri politici, all’enorme ingiustizia da cui siamo avvolti. Questo non è ciò che possiamo fare, ma è ciò che dobbiamo fare, per dimostrare che siamo donne e uomini e non mostri e poter davvero condannare il passato a non ripetersi.


Questa è la nostra missione e questo vuol dire fare memoria, vivere una missione ogni giorno, stare dalla parte dei sommersi. Non abbiamo bisogno di una memoria sterile che resti nel passato ma è necessaria una memoria che produca effetti nel presente e che ci renda migliori.

Faccio mie le parole che disse Romano Prodi durante la sua visita ad Auschwitz da Presidente della Commissione Europea “qui è morta l’Europa e da qui dobbiamo farla rinascere!”.


Già perché lì siamo morti tutti e sta a noi tornare alla vita ogni giorno e batterci per essa in ogni luogo e in ogni momento!

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