Per ripartire, redistribuire la ricchezza.

Aggiornamento: feb 16


Il distanziamento fisico, da tanti invocato in questi mesi, è diventato anche un distanziamento sociale. La disparità fra chi accumula e incrementa la propria ricchezza è aumentata rispetto a chi, soprattutto in questi mesi, si deve accontentare delle “briciole”.


La pandemia ha ampliato ancora di più le già enormi differenze tra ricchi e poveri. Il mondo a due velocità deve finire, solo così sarà possibile costruire una nuova società.

Il distanziamento fisico, da tanti invocato in questi mesi, è diventato anche un distanziamento sociale. La disparità fra chi accumula e incrementa la propria ricchezza è aumentata rispetto a chi, soprattutto in questi mesi, si deve accontentare delle “briciole”.

Dal “Dataroom” di Milena Gabanelli del 18 ottobre 2020 emergono dei dati alquanto netti sull’ineguale distribuzione delle risorse nel mondo e in Italia: i miliardari sono sempre più ricchi e molti di loro lo sono diventati nei mesi della prima fase della pandemia. Un nome su tutti è sicuramente quello dell’americano Jeff Bezos, proprietario di Amazon. Dal marzo all’ottobre del 2020 ha incrementato il suo patrimonio personale di oltre il 70%, arrivando alla soglia di 200 miliardi di dollari. Non è difficile capire perché la fortuna di quest’uomo sia schizzata alle stelle: in mesi dove tutti noi eravamo chiusi in casa, la sua impresa di commercio su internet ha lavorato molto di più. Ma non si tratta solo di un mercato che si adegua alle condizioni attuali: mettiamoci anche che questa azienda si è distinta per essere piuttosto parsimoniosa con i suoi dipendenti, visto che un co.co.co. (collaborazione coordinata e continuativa) di Amazon in Italia prende circa 700€ al mese. Bezos si è addirittura rifiutato di pagare i tamponi ai suoi dipendenti, e non è il solo.

Se ci concentriamo sui miliardari italiani vediamo che nel periodo della prima ondata di Covid-19 sono addirittura aumentati, passando da 36 a 40.

Facendo un confronto fra detentori di ricchezza nel mondo, quello che ne esce è profondamente inquietante: le 2153 persone più ricche del mondo possiedono il 60% della ricchezza globale, pari a quella di ben 4,6 miliardari di persone.

Molte di queste persone per mantenere una tale mole di patrimonio ricorrono purtroppo a modus operandi radicati. Il primo fra tutti è quello di conservare le proprie fortune in paradisi fiscali dove la tassazione è bassissima, contribuendo molto meno a fare la propria parte nei loro Paesi.

Dall’altra parte della “barricata” la pandemia ha impoverito miliardi di persone. Non si hanno dati accurati a livello globale, mentre in Italia la Caritas ha pubblicato il suo rapporto 2020. Da questo lungo e accuratissimo rapporto si evince che nel nostro Paese le persone in povertà assoluta tra marzo e maggio del 2020 sono aumentate di mezzo milione di unità, superando la soglia dei 5 milioni (quasi il 10% della popolazione italiana). La povertà assoluta non è rinunciare ad andare in vacanza, bensì non riuscire a pagare la spesa, le bollette, i medicinali.

Sempre secondo il rapporto Caritas, i “nuovi poveri”, cioè coloro che si rivolgono per la prima volta alle loro strutture, sono aumentati dal 31% al 45% del totale degli assistiti. Sono persone che prima, stringendo la cinghia, riuscivano ad andare avanti, ma oggi evidentemente non ce la fanno più.

La solitudine di questo tempo, l’indifferenza e l’individualismo creano disperazione fra gli indigenti. Le distanze fisiche e sociali stanno creando un divario anche psicologico in una società che corre a due velocità.

Tocca allo Stato soccorrere queste milioni di persone. Servono un Welfare più strutturato, trasparente ed efficace che spinga chi è rimasto indietro ad andare avanti, maggiori investimenti in sanità, istruzione e politiche ambientali. Ovviamente lo Stato sociale non è gratuito, bisogna finanziarlo. In Spagna, ad esempio, lo stanno facendo con una tassa patrimoniale che aumenta le imposte per i redditi più elevati. Persino il neopresidente degli USA, Joe Biden, ha detto apertamente che la stagione di tagli fiscali ai ricchi inaugurata da Trump è finita: si andrà verso una maggiore progressività fiscale per finanziare la sanità statunitense per la diffusione del vaccino contro il Covid.

In Italia la classe politica o almeno quella progressista dovrebbe muoversi su analoghe strade, perché in un momento di crisi come questo bisogna esercitare la propria responsabilità, anche quella relativa alla ricchezza personale. Parafrasando Olof Palme: la ricchezza è una responsabilità da esercitare, non solo un privilegio.

In questi ultimi mesi si è discusso di una patrimoniale che chieda ai ricchissimi un contributo. Ultimamente la proposta della patrimoniale ha ricevuto anche la luce verde da Bankitalia (che sicuramente non può essere considerato come un soviet comunista), tuttavia le resistenze sono forti e non sarà affatto facile.

Una società che aspira a migliorarsi e a crescere non può mettere da parte l’enorme questione della diseguaglianza, altrimenti a prosperare sarà solo una parte, che rappresenterà un’oasi in un deserto sempre più grande e sempre più arido. Il modello Robin Hood è quello che ci serve per costruire un mondo migliore per tutte e per tutti.


William Giordano

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