• William Giordano

Per un Abruzzo unito senza competizioni

Aggiornato il: mar 19

A 50 anni dalle rivolte per il capoluogo d'Abruzzo sarebbe ora di lasciarsi definitivamente alle spalle il campanilismo e le rivalità fra città e territori.


Nel 1970, in ritardo di 22 anni dall’approvazione della Costituzione vennero istituite le Regioni, ognuna con un proprio consiglio regionale eletto dai cittadini, ognuna con una propria giunta regionale e un presidente votato dal consiglio, ognuna con delle proprie competenze, risorse e personale amministrativo e ognuna con un proprio capoluogo di regione, proprio su quest’ultimo punto, che in realtà investiva indirettamente tutti gli altri si aprirono dei conflitti fortissimi fra differenti territori all’interno della stessa regione, in Calabria e in Abruzzo le rivolte durarono per mesi, lasciando da parte i fatti calabresi che riguardavano la rivalità fra Catanzaro e Reggio Calabria, veniamo all’Abruzzo, dove, come sappiamo le lotte erano fra la storica L’Aquila e l’emergente Pescara.


Cercando di svolgere la sintesi più rapida possibile dei fatti storici, dopo le elezioni regionali del giugno 1970 si affacciò immediatamente la questione del capoluogo e la DC (Democrazia Cristiana) che in Abruzzo era il partito di gran lunga più forte non seppe trovare un’immediata soluzione alla querelle e già a fine giugno scoppiarono forti e partecipate proteste a Pescara da parte dei suoi abitanti che in virtù della forza economica, industriale e demografica della città adriatica, nettamente più avanzata rispetto a quella Dell’Aquila volevano che il capoluogo andasse appunto a Pescara, dopo trattative serrate si arrivò ad un compromesso dove L’Aquila era il capoluogo simbolico e storico ma con la possibilità di riunire giunta e consiglio regionale anche a Pescara ma il nodo fu quello della sede degli assessorati, il compromesso prevedeva che 7 andassero a Pescara e 3 a L’Aquila, questo elemento fece divampare il fuoco della rivolta degli aquilani che per 2 giorni misero a soqquadro la città, anche elementi esterni e vicini al neofascismo si inserirono nelle proteste come avvenuto in Calabria e le violenze furono forti e a tratti drammatiche, decine di arresti e feriti, le sedi dei partiti democratici in fiamme come alcune abitazioni private, chi ha vissuto quei momenti ricorda, sì, l’esaltazione ma anche la tensione e a volte la paura in quelle sommosse che la tranquilla L’Aquila non aveva mai visto in tempi non bellici. La situazione si risolse dopo 2 giorni di guerriglia urbana con degli accordi interni fra le varie correnti della DC abruzzese e con un comizio pacificatore di Pietro Ingrao popolare dirigente nazionale del PCI in una gremita piazza Duomo a L’Aquila.



L’Abruzzo è un’istituzione Regionale da ormai mezzo secolo, le rivalità interne fra territori, province e città continuano ad esserci, spesso rinfocolate da politici che cercano facile consenso e da giornali che cercano titoloni, tuttavia va detto che più si va avanti con il tempo più le giovani generazioni sentono di meno queste competizioni territoriali, forse perché vivono in un mondo con sempre meno confini dove diventa secondario parlare d’identità nazionali e figuriamoci dei conflitti fra L’Aquila e Pescara o fra L’Aquila e Avezzano o fra Pescara e Chieti, o forse perché la nostra generazione è abituata ad un Abruzzo che ha ormai dei “brand” consolidati come quelli paesaggistici del mare e della montagna o quelli gastronomici come gli arrosticini diventati un simbolo della nostra terra in Italia ma anche fuori, “brand” appunto che rappresentano non una provincia o una località ma l’interezza della nostra regione. Per non parlare poi del grande attivismo sui social di alcune pagine comico/folkloristiche come “ L’abruzzese fuori sede” che racconta ogni giorno da anni le curiosità storiche, culturali e culinarie dell’Abruzzo, il tutto condito da espressioni dialettali in tutte le svariate sfaccettature dei nostri mille idiomi in dialetto che cambiano da paesino in paesino e con una vena satirica che ha reso questa pagina seguitissima sui social con 192mila likes su Facebook e oltre 13mila followers su Instragram con la certezza che cresceranno sempre di più.



Certo anche dei problemi esistono, come il gap dei servizi sempre più evidente fra l’area costiera e quella montana delle zone intere, oppure la questione dello spopolamento in montagna o dell’inquinamento nella zona adriatica che ha una vocazione industriale, ma continuare a dividere questa regione è sbagliato e controproducente proprio se si vogliono risolvere questi problemi. Spesso si sentono alcuni politici, di tutti gli schieramenti, rinfocolare queste divisioni perché come si sa, è più facile parlare di un problema che risolverlo e perciò penso che proprio da noi, ragazzi e ragazze di questa bellissima terra dovremmo continuare a unire la nostra regione, noi che siamo rimasti a vivere qui, noi che ce ne siamo andati per studiare o per lavorare fuori ma sempre legati alle nostre origini e anche noi che non siamo abruzzesi di nascita ma che abbiamo scelto di vivere qui perché in fondo la qualità della vita fra mare e montagna, fra arte e storia fra arrosticini e montepulciano è ottima.


William Giordano.

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