Se non comunisti almeno sentimentali


A Cento anni dalla fondazione del Partito Comunista Italiano (P.C.I.) stiamo assistendo alla proliferazione di pubblicazioni riguardo questo tema.


Un anniversario importante di un partito importante che seppur non più esistente a livello effettivo suscita ancora fascinazione e merita di essere ricordato e celebrato. Fra i tanti libri pubblicati negli ultimi mesi su questo tema consiglio il saggio di Luciano Canfora “La Metamorfosi”, nel quale con precisione ed acume viene esaminate la storia di questo partito in funzione del suo processo di cambiamento.


Ma il libro che mi ha più colpito riguardo questo tema è un altro.

Profondamente diverso dal libro del professor Canfora.


Mi riferisco alla “Storia Sentimentale del P.C.I.” di Sergio Staino. Un libro decisamente non “storico-scientifico” ma profondamente realistico.

Un libro carico di capitale umano, un libro nel quale non ci si limita a raccontare la storia di un partito, ma essa si intreccia alla storia di un uomo comune, e alla storia di emozioni, vite incrociate, debolezze e squarci di vita quotidiana.

È un libro che insegna moltissimo senza mettersi in cattedra.


Fra queste pagine si nasconde la storia di un grande partito che ha contribuito alla costruzione della nostra democrazia, ma anche il sogno da cui esso era guidato e soprattutto fanno capolino quei sognatori che non hanno smesso di crederci.

Vengono raccontati i dissidi e anche le contraddizioni con le quali ci si è scontrati, le vittorie e le sconfitte ma tutto questo viene narrato con passione e amore, come si racconta una famiglia, come si racconta una grande impresa. Non mancano critiche o giudizi, ma il tutto è dimostrazione dell’esserci stato e dell’averci creduto per davvero.


Staino è uno dei vignettisti più celebri del nostro paese ed ha raccontato la politica italiana attraverso il suo personaggio, Bobo, incarnazione del prototipo di un elettore di sinistra a tratti disilluso e malinconico ma sempre convinto dei suoi sani ed irrinunciabili principi.


Il mio primo incontro con Bobo risale all’infanzia, ricordo che lo vedevo ogni volta che andavo a casa di mia nonna e rimanevo affascinato da questo omone paffuto con occhialoni, barba incolta, maglione arancione e blu Jeans. Infatti, mio padre da adolescente, affascinato da questo personaggio dei fumetti, l’aveva disegnato in maniera impeccabile sul muro della sua cameretta e da allora era rimasto lì a guardare il tempo passare e mentre guardava lo guardavo anch’io.

Solo in seguito, cresciuto un po' spinto dalla voglia di affacciarmi verso il mondo e all’interno del dibattito socio-politico ho imparato ad apprezzare l’ironia di quel fumetto che riusciva a dire molto più di quanto avrebbe potuto fare una persona e lo faceva in un modo diverso scanzonato e allusivo.


Nel periodo che stiamo vivendo la disillusione regna sovrana, il caos da cui siamo circondati ha portato una parte delle persone a non avere più fiducia in nessuno ed un’altra parte a riporla nei più beceri personaggi e nelle idee più pericolose.


In questo preoccupante e avvilente calderone c’è un Bobo in ognuno di noi.

Ironia e provocazione ma soprattutto sani e radicati principi questo è ciò che dobbiamo imparare da Bobo.


Questo libro non ha al suo interno nessuna pretesa e nessun attacco di nostalgia, con dolcezza ci invita a guardarci attorno ma soprattutto dentro per imparare ad uscire da noi stessi e combattere l’individualismo da cui siamo accerchiati.


È un richiamo alla politica dei fatti e delle idee ma soprattutto delle emozioni. Oltre i nomi, oltre i partiti, quella politica che nasce dall’amore alle persone, dalla volontà di stare in mezzo alla gente per discutere confrontarsi, difendersi avvicenda e costruire un futuro più giusto conservando gelosamente un importantissimo binomio lasciatoci in eredità da Gramsci: il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà.


Non so se questo libro ci invita ad essere comunisti, ma sicuramente ci insegna ad essere sentimentali.

MEGAFONO.png
SCRITTA.png